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Harley Davidson Forty Eight 2016

In Moto e mercato
di Carlo "Guerra" Martini, 22 ottobre 2015

Harley Davidson Forty Eight 2016

La concessionaria Harley Davidson di strada del Drosso 45/A a Torino offre a Motocorse un veloce test sulla nuova Forty Eight.

Bando ai preliminari; con la comodissima chiave elettronica in tasca, inforchiamo subito la moto. L’assetto di guida è particolare. Tra la sella e il serbatoio c’è uno spazio vuoto proprio dove a molti verrebbe spontaneo appoggiarsi. Il piccolo manubrio costringe inoltre ad inclinarsi un po’ in avanti, in una posizione che, almeno sulle prime, non sembra troppo naturale. Alle pedane avanzate ci si abitua invece velocemente. Gli specchietti sono ruotati verso il basso, in posizione molto protetta, sia dagli urti, sia dalla luce, diretta o riflessa, emessa dagli oggetti che si trovano dietro la moto. Il ginocchio destro interferisce con il grosso coperchio del filtro dell’aria, quindi il tester di un metro e ottantaquattro deve divaricare asimmetricamente le gambe. Non si tratta comunque, come riporta il manuale del buon venditore di Harley, di difetti, ma di caratteristiche che contribuiscono a rendere unica la personalità della moto.

Azioniamo il tasto di avviamento. Con gli scarichi di serie, la 48 è silenziosa e piacevolmente discreta. Se amate infastidire i cupi benpensanti fonofobici, il mercato after market offre comunque una scelta ampia di tromboni da applicare ai collettori di scarico. La strumentazione, fintamente essenziale, è bella e completa. Il display a cristalli liquidi, le cui funzionalità si selezionano grazie  ad un tasto a fianco della manopola sinistra, può offrire informazioni su chilometraggio totale e parziale, marcia innestata, ora, e numero di giri. Inoltre è presente la spia della riserva, che grazie ai soli sette virgola nove litri di capacità dello stiloso serbatoietto, sarà facile vedere spesso accesa. La disposizione dei comandi al manubrio è intuitiva e i tastoni sono di pratico utilizzo anche per il biker acromegalico. Il motore svolge un ruolo fondamentale nel dare personalità alle Harley. Le famose “good vibrations” sono una simpatica compagnia nell’uso cittadino, anche se non abbiamo potuto toglierci, durante la nostra rapida prova, il ragionevole dubbio che prolungate percorrenze a velocità costante provochino perdite di sensibilità agli arti.

L’erogazione della potenza dello storico bicilindrico di Milwaukee da 1200 cc, adesso in versione “Evolution”, è molto lineare, e il motore regge senza strattoni la quinta marcia anche sotto i millecinquecento giri. Neanche al più tamarro tra gli utenti della 48 viene comunque voglia di spremerlo in alto. E’ più piacevole snocciolare tranquillamente i rapporti, assecondati da una frizione a comando meccanico modulabile e sufficientemente morbida, e da una leva del cambio dagli innesti regolari.

Nell’uso disimpegnato, la ciclistica è onesta e infonde sicurezza. Tra le macchine in coda al semaforo ci si divincola in scioltezza, ma in rettilineo la moto è su un binario e l’avantreno è completamente esente da oscillazioni in rilascio. La frenata, coadiuvata dall’ormai irrinunciabile ABS, è modulabile e pronta.

 Mettiamo la Forty Eight sul cavalletto laterale, facilmente accessibile stando in sella, e ci soffermiamo a contemplarla. Nero lucido, cromature, design senza fronzoli, dettagli plasticosi assenti. Anche i meno sensibili al fascino dello stile yankee devono riconoscere che la 48 è veramente la più cool e maschia della categoria. I giapponesi, su questo fronte, sono ancora, tutti, lontani.

 La nostra esperienza passata di Harley era limitata a un paio di 883 e ad una Tour Glide d’annata. La sensazione allora ricavata era che una moto con quel marchio, per essere tale, debba avere alcuni requisiti irrinunciabili: non deve accelerare, non deve frenare, non deve piegare, deve far impazzire gli antifurti delle auto parcheggiate, deve seminare bulloni lungo il percorso. Fortunatamente i tempi sono cambiati, ed era bene che sradicassimo i nostri pregiudizi, in effetti scomparsi quasi del tutto. Per quanto riguarda la possibilità di piegare, però, la tradizione è immutata, e nelle rotonde cittadine, sebbene con angoli di inclinazione da asfalto bagnato, fresare i pirulini delle pedane è inevitabile.

12500 euro per l’ultimo modello di una stirpe di moto dure e pure, nata nel 1948 e dal successo inarrestabile. Una roccia a stelle e strisce, in un poliedrico e mutevole mondo a due ruote.




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