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Valentino Rossi, vita e opere

In Piloti e protagonisti
di Gianluca Zanelotto, 25 marzo 2015

Valentino Rossi, vita e opere


In questa piacevole infografica di Dainese la vita e le opere del Valentino nazionale.

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La grandezza di un campione si misura in tanti modi. Di solito con i risultati, ma non bisogna mai dimenticare i rivali.

In 19 stagioni mondiali Valentino Rossi ha incrociato la strada di decine di piloti, lottando contro autentiche leggende del motociclismo come Biaggi e Lorenzo, ma anche contro personaggi oggi quasi dimenticati. Quasi da tutti, ma non da Valentino che ricorda con una memoria incredibile ogni gara, ogni sorpasso e, soprattutto, ogni rivale. Del resto, alla domanda “quale è stato il pilota che ti ha fatto più paura in pista?”, Rossi rispose: “Konishi, un giapponese che correva in 500. Era velocissimo… ma nella pit lane, e bisognava stare attenti quando si usciva o entrava nel box. E ogni tanto si scordava di frenare...”.

 

Bene, adesso è il momento di partire per la lunga corsa. Vent'anni di mondiale e di rivali...

 

1997: Noboru Ueda

Quando Valentino si affaccia alla 125 mondiale nel 1996, la scuola giapponese comanda. Il titolo va a Haruchika Aoki, davanti a Tokudome e Manako. A seguire due spagnoli, oggi manager di successo: Emilio Alzamora, “l'inventore” di Marquez e Jorge Martinez, proprietario di un team MotoGP.

Rossi diventa campione nel 1997 battendo Noboru Ueda, un grande combattente come quasi tutti i suoi connazionali, ma anche innamorato dell'Italia, grazie ai contratti con squadre italiane, alle cure del dottor Costa che gli ricostruì una mano e... alle tagliatelle! Oggi è un apprezzato talent scout di giovani piloti nipponici.

 

1998 – 1999: Loris Capirossi

Rossi arriva alla 250 e all'Aprilia nel 1998 ma si trova a lottare contro un duo terribile, sempre in sella alla moto italiana: Loris Capirossi e Tetsuya Harada. L'italiano è stato il primo baby pilota campione del mondo (nel 1990 e 1991 con la 125), ma è anche un vero duro, capace di andare fortissimo, rischiando parecchio. Storico è il giro “a vita persa” in qualifica che rendeva Loris un efficace poleman. Harada era più freddo, stilisticamente perfetto, quasi un laser che tracciava traiettorie prodigiose. Il giapponese perse il mondiale 1998 all'ultima gara a causa di un'entrata molto “gagliarda” di Capirossi. Rossi conquista il titolo della 250 nel 1999.

Oggi Harada è un bravo giocatore di golf, mentre Loris è commentatore TV, responsabile della sicurezza dei piloti e padre di famiglia.

 

2000: Kenny Roberts Junior

Quello che non ti aspetti, ma che alla fine mette tutti in riga. Il californiano, figlio di uno dei più grandi piloti della storia (KR Senior), non sembra un fulmine di guerra e guida una Suzuki nettamente inferiore alla concorrenza Honda e Yamaha. Eppure, sfruttando le tante gare bagnate della stagione, gli errori di Rossi al debutto con la mostruosa Honda NSR 500 e lo scarso feeling di Biaggi con la Yamaha, diventa il numero uno. Un eroe della classe operaia, forse, ma un pilota solido e intelligente che oggi vive in California, gioca a golf e produce vino di qualità.

 

2001-2002: Max Biaggi

È la rivalità più forte, quella che scatena i media non solo italiani. Infatti la stampa inglese ribattezza la “guerra” tra i due campioni italiani con il suggestivo termine di Spaghetti Duel. Due personalità forti, due grandi piloti, due caratteri molto diversi. Biaggi è un perfezionista poco incline allo scherzo, Valentino da giovane è una miniera di trovate: la bambola gonfiabile nel giro d'onore, il dito medio alzato dopo un sorpasso... Ma anche una brutta lite a Barcellona nel 2001 e qualche battuta un po' greve. I due si odiano, ma il tempo ci riconsegna due grandi campioni che hanno fatto grandissima la scuola italiana nella prima parte degli anni 2000. Mettiamola così: l'Italia era troppo piccola per Vale e Max! Biaggi è padre di famiglia, commentatore TV e test rider Aprilia. Forse lo rivedremo a breve in gara. Un vero highlander.

 

2003 - 2004: Sete Gibernau

Ovvero, quando una tragedia ti trasforma... Sete era un bel ragazzo della Barcellona che conta, ricco e pure nobile. Correva con passione (del resto è parente della famiglia Bultò, quelli delle moto Bultaco) ma senza grandi risultati. Poi, nel 2003 a Suzuka, dopo l'incidente mortale di Daijro Kato, Gibernau divenne il pilota di punta del team Movistar Honda. E, in un attimo, divenne grande. Rivale acerrimo di Rossi nel 2003 e nel 2004, arrivò due volte secondo con la Honda. Poi, in rapida successione: il passaggio alla Ducati, il matrimonio con una top model e la fine della carriera. Adesso lavora in TV e frequenta il bel mondo spagnolo. Era nel DNA, del resto...

 

2006: Nicky Hayden

È stato l'unico a sconfiggere Rossi nel suo momento d'oro, in una stagione strana in cui la Yamaha sbagliò la M1 per Valentino e l'americano tirò fuori tutto il suo grandioso carattere. “Never give up”, non mollare mai, questo il suo motto e, quando arrivò a Valencia, all'ultima gara, a giocarsi il titolo avvenne il miracolo: Hayden sul podio e Rossi a terra in avvio di gara. Per una volta il gregario aveva sconfitto il fuoriclasse.

 

Casey Stoner

Un ragazzo duro, ma fragile, un pilota incredibilmente veloce e talentuoso, ma anche una personalità controversa. Casey è tutto in quel bambino che manteneva già la famiglia vincendo tutte le gare australiane. Pochi sorrisi, grandi sacrifici e una serie incredibile di cadute che gli fecero meritare l'ingiusto soprannome di Rolling Stoner. Quando ha avuto due moto al top (la Ducati nel 2007 e la Honda nel 2011) non c'è stata pietà con i rivali. Vittorie secche, schiaffi in faccia, una furia. Però anche la debolezza fisica e quella mentale: a 27 anni, in Francia, spiazzando mezzo mondo, annunciò il suo ritiro nel 2012. Casey il veloce uscì dal branco, per stare in Australia a pescare, a cacciare con l'arco e a seguire la propria famiglia. Ogni tanto fa il collaudatore per la Honda. Va ancora fortissimo, ma ha giurato con non tornerà mai più.

 

Jorge Lorenzo

Da bambino e nei primi anni del mondiale era famoso per la faccia. Sempre imbronciata, mai sorridente: era un ragazzino triste che si divertiva poco. Con gli anni è migliorato, ma soprattutto è diventato il pilota più “stiloso” della MotoGP. Bellissimo da vedere, perfetto nelle traiettorie, non ama molto la bagarre, ma quando le cose sono a posto, impone ritmi spietati alla gara. Un rivale tremendo che Rossi si è trovato in squadra a partire dal 2010 e con il quale, gradualmente, ha iniziato una bella sfida umana e sportiva. Lorenzo ha una caratteristica: come molti animali “marca” il territorio. Infatti, dopo una vittoria, pianta nel circuito un bandiera con il suo simbolo, una X cerchiata, il segno che ora quella è “terra di Lorenzo”.

 

Dani Pedrosa

Probabilmente il più grande talento mai visto per le moto di cilindrata medio-piccola (fu campione in 125 e in 250) con le quali avrebbe potuto vincere almeno una decina di titoli mondiali. Costretto a passare in MotoGp ha sempre patito a causa del fisico davvero esile e minuto. Più che un gladiatore della pista sembra un chierichetto. Però la sua classe e un talento fuori dal comune gli hanno permesso di essere sempre tra i top rider negli ultimi nove anni. E questo nonostante un'impressionante serie di infortuni. Non lo direbbe nessuno, ma Dani è davvero un duro.

 

Marc Marquez

Il ragazzo prodigio ha già vinto quattro mondiali tra 125, Moto2 e MotoGP. Non è catalogabile in nessuna categoria perché, da vero fuoriclasse, fa razza per conto proprio. Sembra sempre sul punto di volare fuoripista, attacca in continuazione chi cerca di stargli davanti, sbaglia molto, ma recupera in maniera prodigiosa. Sembra un videogioco portato ai massimi livelli di difficoltà e, forse, è il pilota più moderno e reattivo mai visto. Amatissimo dalla Honda, è davvero un osso durissimo per tutti: da quando è in MotoGP ha lasciato poco più delle briciole ai rivali. E pensare che solo qualche anno fa era un bambino che chiedeva a Rossi un autografo. Oggi è il leader del potentissimo motociclismo spagnolo.




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