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Scarazero: lo Scarabeo più custom del mondo

In La tecnica
di Gianluca Zanelotto, 27 gennaio 2015

Scarazero: lo Scarabeo più custom del mondo

Scarazero è la prima motocicletta artigianale autocostruita su base Aprilia Scarabeo 150. È dedicata alla Indian, ma con ispirazione estetica che somiglia di più alla Harley Davidson Panhead del 1958, opera di Max & team Scaracustom di Verona è l’esempio lampante di come con pochi soldi e tante buone idee si possa costruire una custom interessante, carina e funzionale. Ma lasciamo la parola a Max…

“L’idea

L’idea mi è venuta perché lo scooter è visto nell’immaginario collettivo come un mezzo economico, che non ha fascino, che ha soltanto il mero utilizzo da lavoro, invece io volevo dimostrare che anche da uno scooter si riesce ad ricavare qualcosa di più. E allora… semplicemente, ho preso uno Scarabeo e l’ho trasformato in quello che la mia creatività e la mia fantasia mi hanno suggerito. Le ore di progettazione sono state veramente tante, anche perché, per quanto mi sia documentato, non sono stato capace di trovare nulla di simile: scooter modificati a questo livello non ce ne sono, sono pronto a scommetterci!

All’inizio, mi sono concentrato sull’aspetto. Dovevo rendere omogeneo il tutto, cioè avere quella sensibilità di riuscire a rendere esteticamente gradevole l’insieme… scansando il rischio di fare porcate. Quindi, disegni su disegni, principalmente a pennarello, per alcune settimane. Successivamente, ho trascorso mesi con le matite e il calibro. Ci son stati da risolvere problemi di attacchi, del serbatoio piuttosto che della sella, e far combaciare ogni parte. Quindi, misure e numeri. Ricontrollati cento e cento volte, poi, perché un banale errore di calcolo avrebbe rischiato di compromettere gravemente l’assemblaggio finale.

La tecnica

Ove possibile, ho cercato di costruire ogni parte con i materiali di recupero… dello stesso scooter, adattandoli a nuove funzioni con tanto lavoro e tanta manualità. In altre circostanze, ho riciclato materiali della natura più disparata, inventandomi nuovi utilizzi adatti per quello che mi mancava. Non tutti i miei tentativi sono andati a buon fine, naturalmente. Sono un soggetto esigente, e quando il risultato finale non mi soddisfaceva, ricominciavo daccapo cercando una nuova idea…. quanto lavoro!

Qualche parte di difficile autocostruzione, come per esempio il serbatoio, è stata acquistata e adattata. Infine, visto che il mio obiettivo era di realizzare un mezzo ispirato a una moto degli anni ’40, ho cercato di dare al suo aspetto un’aria… come dire… “vissuta”, che avesse la patina del tempo. Quindi, qualche scrostatura, un pizzico di ruggine e colori un tantino opacizzati, qui e là.

Omologazione

Lo scooter risponde a tutte le misure che ci sono sul libretto. Non sono state fatte modifiche alle ruote né a tutte le dimensioni principali del mezzo; non è stato toccato il telaio e nemmeno la meccanica. È stato anche revisionato nel 2014, per cui può liberamente circolare.

Diciamo che l’unica trasformazione che non è omologata è la marmitta, che ho realizzato per finalità puramente estetiche (anche se funziona benissimo, e regala al veicolo un sound del tutto speciale!). La sua marmitta originale può essere comunque montata senza problemi, per la circolazione su strada, sui medesimi agganci.

Costi di gestione 

Per quanto riguarda la manutenzione, è quella ordinaria di qualsiasi altro scooter, quindi sono costi veramente (se paragonati alle moto) molto bassi. In pratica, si limitano al cambio dell’olio e dei filtri.  Per quanto riguarda i consumi, ho testato personalmente che fa 30 km con un litro. Riguardo ad assicurazione e bolli, quello dipende dalla classe di merito e dalla regione di residenza, ma posso dire che io sono in classe 14 e di polizza annuale ho pagato 250 euro, e il bollo mi pare sui 23 euro.”

Che dire, veramente interessante, ma non è finita, nella testa di Max c’è già il nuovo progetto, il “Chopperino”…

 


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